venerdì 13 maggio 2016

Quando i Giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa: ecco come è nata questa usanza e la filosofia che c’è dietro!

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, ne valorizzano ogni singola crepa attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “tecnica Kintsugi“.

Questa tecnica, prevede la riparazione di vasellame rotto, attraverso l’unione dei cocci con della resina (che fa da collante) mista a oro, argento o platino.



Il significato di questa tecnica diventata ormai arte è davvero profondo

Secondo i Giapponesi infatti, il vaso rotto e riparato con quelle deliziose venature dorate che sono il risultato dell’unione dei pezzi frantumati, starebbe a significare la vita ed i cambiamenti che essa porta con sé. La vita in effetti, non è mai lineare ma anzi presenta sempre delle spaccature, delle scissioni, che ci portano a compiere nuove scelte e ad intraprendere nuovi percorsi. 
E proprio come spesso noi siamo orgogliosi di aver superato con successo delle impreviste difficoltà, così anche il vaso è fiero di mostrare i segni di ciò che ha superato con fatica.

Se mentre noi europei diciamo “un vaso rotto non sarà mai come prima” per dire che quando spezzi un legame non riavrai mai più ciò che c’era prima, 
i Giapponesi dicono “un vaso rotto sarà più bello di prima”, perché saprà di vissuto, proprio come un legame spezzato e rinsaldato con più forza. 
Diciamo che si tratta di una filosofia ben più ottimistica della nostra…




Christy Bartlett, esperto di cultura orientale, parla così di questa tecnica:
Non solo non c’è alcun tentativo di nascondere il danno, ma anzi la riparazione del vaso viene letteralmente illuminata di una nuova luce. Le vicissitudini dell’esistenza in effetti, sono messe in risalto proprio grazie alle rotture che esse comportano.”

C’è poi anche una vera e propria storia dietro a tutto questo:

Si racconta che nel Quindicesimo secolo, uno shogun avesse mandato a riparare in Cina una teiera rotta. Quest’ultima tuttavia, fu miseramente riparata con dei fili di metallo e rimandata allo shogun, il quale insoddisfatto del lavoro, commissionò a degli artigiani giapponesi il compito di migliorare il livello estetico di quella teiera. Il risultato fu proprio quello di cui in questo esatto istante stiamo parlando: una meravigliosa teiera rifinita con sontuose venature dorate all’altezza delle crepe.
Si dice anche che i collezionisti dell’epoca cominciarono, a causa della gran diffusione di questa nuova forma d’arte, a rompere di proposito il proprio vasellame e le proprie ceramiche solo per poi farsele riparare attraverso questa fine ed elegante tecnica artigianale.
Mica stupidi!

Qui altri esempi di vasi riparati con la tecnica kintsugi:




Speriamo tu possa condividere questo articolo e la filosofia che c’è dietro.
 Noi nel dubbio, li condividiamo entrambi! :)

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