giovedì 16 marzo 2017

Mantra OM: origine dell’universo e seme di tutti i mantra.

Il Mantra OM è sicuramente il più conosciuto e il più famoso tra tutti i mantra, ed è anche il più importante.



In realtà più che un vero e proprio mantra si tratta del bija mantra per eccellenza: bija in sanscrito significa “seme”, e quindi si tratta di suoni base o suoni radice. Quindi questo mantra non ha un vero e proprio aspetto semantico, ma piuttosto è un suono che ha specifici poteri vibrazionali.


Il Mantra OM è considerato infatti il suono originale che ha creato l’intero Universo, se vogliamo una specie di nota LA che ha dato inizio alla sinfonia cosmica. Questo è un aspetto molto interessante della cosmologia vedica.






Secondo i Veda infatti, il suono (leggi anche vibrazione) è alla base di tutta la creazione, ovvero ciò che è manifestato nel cosmo ha la natura di un suono, quindi con una data intensità e frequenza. 




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E questo è proprio quello che dicono le più moderne teorie scientifiche sull’origine dell’Universo e sulla natura della materia: tutto è riconducibile ad una funzione d’onda che ha le caratteristiche di una vibrazione o, appunto, in senso lato, di un suono.


Essendo il suono primordiale all’origine dell’universo, il Mantra OM viene denominato anche pranava mantra o “mantra primordiale”, e proprio per questo motivo viene recitato all’apertura di quasi tutti gli altri mantra, come nel caso del Mantra Gayatri.


Nella Mandukya Upanishad il Mantra OM viene descritto come composto da tre suoni che si potrebbero rappresentare con la parola AUM. Infatti immagino che ti sia già capitato di trovare questa scritta da qualche parte piuttosto che la più comune scritta OM (che però, per la precisione, dovrebbe avere un puntino sotto la lettera “M”).


Questa Upanishad Vedica ( Upanishad letteralmente significa “sedere accanto”, intendendo l’atto di sedere accanto alla propria guida spirituale) descrive nel dettaglio il significato di ognuna delle tre sillabe associandole ai tre stati di coscienza secondo la psicologia vedica:



  1. Il suono A è associato allo stato di veglia (jagrat in sanscrito)
  2. Il suono U è associato allo stato di sogno (swapna)
  3. Il suono M è associato allo stato di sonno profondo (shushupti)
Brevemente, lo stato di veglia è quello che normalmente la nostra mente sperimenta tutti i giorni durante le nostre varie attività.

Lo stato di sogno (associato molto strettamente al subconscio) è quando stiamo dormendo ma l’attività mentale è ancora molta (gli psicologi la chiamano fase REM del sonno) e viviamo esperienze dirette ma di oggetti psichici puri, non manifestati nella realtà.


Lo stato di sonno profondo corrisponde a quello che comunemente è il sonno senza sogni, ovvero quando ci si “riposa profondamente”.


Non è che la psiche non ci sia più, ma la sua attività è ridotta all’osso e si vive una esperienza estremamente interiore, una specie di “pace dei sensi”.


La Mandukya Upanishad afferma che questo stato è una specie di anticipazione della beatitudine sperimentabile con la liberazione, il raggiungimento della perfezione.



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Sembra che sia proprio per questo motivo che questo tipo di sonno, la notte, sia molto ristoratore e che, quando non avviene, non si riposa veramente ma ci si sveglia ancora stanchi, come se l’attività del giorno prima non fosse mai  cessata.


Ti è mai capitato ad esempio di svegliarti con la mente che continuava i ragionamenti del giorno prima o di provare stanchezza per l’intensità di un certo sogno?


Dunque l’OM riassume nelle sue sillabe questi tre stati e diventa quindi ponte e connessione tra tutti e tre.


In pratica, recitare il Mantra OM permette di creare il giusto equilibrio tra questi tre stati per poter più facilmente accedere alla coscienza universale, in cui si vive direttamente l’esperienza mistica della connessione con tutto il creato.


Da dove viene il Mantra Om?

Nonostante le sue prime tracce si trovino nei testi vedici più antichi, il Mantra OM si trova anche come apertura di molti mantra tibetani specialmente nella tradizione del Buddhismo Vajrayana.

Comunque, stranamente, non compare nel testo vedico per eccellenza, ovvero il Rig Veda, ma nel primo verso dello Yajur Veda dove viene definito appunto pranava mantra.


Ma come mai, se si usa come introduzione agli altri mantra, molte persone lo recitano da solo, senza aggiungere altro, come meditazione esclusiva?


Questo avviene perché i bija mantra hanno un potere a sé stante che è strettamente collegato alla vibrazione che producono e che risuona dentro il corpo dello yogi praticante.


I suoni prodotti recitando le sillabe dei bija mantra attivano specifici centri nervosi e producono stati d’animo ed emozioni molto focalizzate che vengono specificatamente risvegliate per portare benessere e prosperità fisica, mentale e spirituale a chi li recita.


A questo punto ti sarà perfettamente chiaro che è estremamente importante che i bija mantra vengano recitati con la pronuncia e la modalità corretta, pena la minore efficacia della pratica di recitazione.


Per quanto riguarda il Mantra OM dovresti recitarlo con una “o” molto profonda e allungata che però inizia con una “a” molto nasale. Poi il suono dovrebbe gradualmente diventare una “m” che fa vibrare molto la parte interna della gola e che alla fine diventa quasi una “n”.


A scriverlo sarebbe una cosa del genere “aoooooooooooooooooommmmm”.


Come tutti gli altri mantra, anche il Mantra OM va recitato un numero di volte prestabilito da te e quindi è sempre meglio usare il mala (rosario) da tenere tra le dita per “tenere il conto” dei mantra recitati senza distrarsi.



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