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sabato 6 agosto 2016

Quarta Via: La METAFORA della carrozza di Gurdjieff


Gurdjieff paragona l’essere umano ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero e composto da carrozza, cavallo e cocchiere. Una delle più note metafore gurdjieffiane dell'uomo la si trova in Frammenti e Vedute sul mondo reale

La carrozza è il corpo fisico, i cavalli le emozioni o corpo astrale (emotivo), il cocchiere la mente o corpo mentale, e infine  il passeggero la coscienza l'anima l'io superiore o corpo causale.


Che cosa succede quando il passeggero dorme e quindi il cocchiere decide la strada, la direzione? 
Che cosa succede quando il cocchiere è confuso e non sapendo dove andare, si lascia trasportare dai cavalli che corrono senza una meta?

Durante la nostra giornata il passeggero è quasi sempre dormiente, lasciando spazio al cocchiere che molte volte segue sempre la solita abitudinaria strada e all’andatura dei cavalli secondo i programmi e le credenze dell’inconscio.
L’inconscio lavora in automatico e conosce perfettamente cosa fare, dopo aver ricevute le appropriate informazioni. Tutti coloro che hanno preso la patente ricorderanno la difficoltà delle prime lezioni di guida e come, dopo poco tempo, guidare sia diventato scontato e automatico, tanto da potersi permettere di fare tante altre cose mentre si guida, anche troppe.

Poiché l’inconscio non può scegliere cosa imparare e cosa scartare, spesso memorizza programmi e credenze limitanti ricevuti durante l’infanzia e all’ambiente circostante che possono in futuro rivelarsi disfunzionali per il benessere personale. A quel punto la mente, come un bravo cocchiere, prende il sopravvento e continua a percorrere le stesse strade, le stesse esperienze, situazioni e gli stessi incontri, anche se non più desiderati o necessari.

Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi?!? E per sapere dove andare ha bisogno di ascoltare la voce del passeggero, cosi’ da prendere in mano le redini e guidare i cavalli.



Ordinariamente tutto è sottosopra, perché il cocchiere, anziché accudire le varie parti del mezzo di locomozione, passa il tempo a ubriacarsi in taverna. Il primo passo è dunque far tornare il cocchiere vicino alla carrozza, affinché dia da mangiare al cavallo, controlli che l'abitacolo sia in buono stato e risalga a cassetta. A questo punto, e solo a questo punto, dentro la carrozza può apparire il passeggero, il quale comincerà a dare indicazioni al cocchiere su dove andare.


Il passeggero è la nostra parte saggia, la famosa vocina interiore che possiamo chiamare Coscienza, Sè superiore, Corpo Causale, Anima o altro. Il nome non importa, è fondamentale entrare in contatto con questa parte, la sola che possiede tutte le risorse e le risposte per la riuscita della nostra vita, per assecondare i nostri reali bisogni, per esprimere la nostra unica essenza, la sola che può dare le istruzioni precise alla nostra mente cosciente per essere comprese e accettate dall’inconscio.

L’efficace metafora della carrozza di Gurdjeff spiega chiaramente bene come funziona l’essere umano e l’importanza di essere svegli e presenti nel qui e ora, osservando quelli che sono i nostri pensieri, schemi mentali, emozioni egoiche e comportamenti automatici ben radicati nell’inconscio.
Quando il passeggero è sveglio, si può finalmente rendere conto se la strada scelta dal cocchiere e l’andatura dei cavalli sono il frutto di una scelta consapevole, o del solito programma o bisogno nevrotico della mente egoica, e scegliere se proseguire o cambiare direzione, e solo allora con questa capacità d’osservazione, consapevolezza e presenza si può trovare la forza, il desiderio, la spinta per iniziare a cambiare strada, percorso, paesaggio.

Uno degli aspetti più interessanti di questa metafora è il fatto che i cavalli - il corpo emotivo - porta avanti tutto. Ovvero, le emozioni sono la forza trainante dell'essere umano. Le emozioni in sostanza, sono ciò che determinano cosa farò della mia vita. Se sono più emozionale verso lo sport che verso il Risveglio e la Consapevolezza, dedicherò più attenzione al primo piuttosto che ai secondi. Per questo, si dice che l'oggetto della contesa tra sé inferiore e sé superiore è la nostra energia emozionale.

Sappiamo dalle testimonianze che Gurdjieff parlava spesso dell'importanza dei collegamenti tra una parte e l'altra di questa carrozza. I cavalli sono collegati alla carrozza dalle stanghe, il cocchiere ai cavalli tramite le redini, l'eventuale Padrone al cocchiere tramite la voce. In particolare, Gurdjieff insisteva sull'importanza delle redini. Cavallo e cocchiere non parlano la stessa lingua: il cocchiere non può rivolgersi al cavallo in italiano, deve usare un linguaggio comprensibile dall'animale.

Quando ci salta la mosca al naso, i ragionamenti intellettuali hanno poca efficacia, semplicemente perché le emozioni non capiscono questo linguaggio. Occorre rivolgersi alla parte emozionale in modo diverso. Consultando la letteratura del Sistema, vediamo che un possibile linguaggio del centro emozionale è quello delle immagini: vedere un uomo calmo e sereno ci provoca immediatamente una sensazione di tranquillità, così come un rilassante paesaggio naturale. Esiste però un altro linguaggio capace di venire compreso dal centro emozionale: quello della consapevolezza. 

Un percorso di consapevolezza consente di riappropriarsi della propria direzione, del proprio cammino, della propria assertività vivendo in armonia con le emozioni, i sentimenti, le sensazioni ed i pensieri che ne scaturiscono.

Una strada, a tratti sconnessa, con qualche curva pericolosa e senza protezione sul burrone, che si apre al suo lato. A tratti è riscaldata dal sole, a tratti immersa nella nebbia più fitta. Ogni tanto un bivio, un incrocio... qualche volta segnalati ma altre volte appaiono all'improvviso, quasi a sorprendere il viaggiatore.

Se, quando ci salta la mosca al naso, anziché argomentare con noi stessi, pratichiamo l'autoricordo ("Io sono", "Io sono", come insegnava Gurdjieff) od osserviamo a esempio il nostro respiro, il centro emozionale inizia a tranquillizzarsi. Forse questo è uno dei metodi "fraudolenti" di cui parlava Gurdjieff in Vedute sul Mondo Reale, laddove ammetteva che bisognava anche saper manipolare e ingannare il cavallo. È importante realizzare che questa metafora non si applica a momenti speciali della nostra vita: la carrozza è sempre in corsa e le redini sono necessarie a ogni ora. Non appena il cocchiere sparisce, il cavallo va per conto proprio: bastano pochi secondi di immaginazione perché le emozioni si facciano confuse.

Viviamo la nostra vita immersi in un sonno profondo, credendo erroneamente di essere svegli. E’ questo il grande inganno, che nasce dall’educazione ricevuta fin da piccoli, e che trova conferma tutte le volte che ci accade qualcosa di spiacevole che ci fa cadere sempre di più nell’illusione che il mondo là fuori sia un mostro terribile che può determinare il nostro destino e fare di noi quello che vuole.

Dobbiamo prendere il controllo della carrozza, e l’unica maniera possibile è quella di eliminare tutto il rumore di fondo che affolla la nostra mente. Dobbiamo ricordarci di chi siamo veramente. 

Salvatore Brizzi, nel suo bellissimo libro “Officina Alkemica” descrive l’importanza del ricordo di sè: in alcuni momenti della giornata dobbiamo sforzarci di annullare per qualche istante i pensieri nella nostra mente, e semplicemente ricordarci di noi.

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Ricordarsi di noi vuol dire essenzialmente prendere coscienza del nostro vero essere, e guardare noi stessi in modo distaccato, come se il corpo o la mente non ci appartenessero.

Brizzi consiglia addirittura di tenere un diario dove annotare tutte le sensazioni che proviamo durante la giornata, individuando e trascrivendo le cause che hanno indotto tali emozioni, come nascono e come si esprimono fisicamente nel nostro corpo. Per fare questo si deve auto-osservare in modo distaccato quello che accade dentro di voi, esattamente come farebbe uno scienziato che intende studiare le reazioni della mente a determinati stimoli.

Potete fare questo esercizio in qualsiasi momento della giornata, non serve chiudersi in una stanza a meditare. Non si tratta nemmeno di meditazione. Semplicemente in alcuni momenti della giornata ricordatevi per un istante di voi, e osservatevi in modo distaccato e senza alcun giudizio.

Provate per esempio ad impegnarvi a farlo tutte le volte che vi alzate da una sedia, o entrate in una stanza, o vi accingete a farvi la doccia, ecc.

Vedrete che col tempo diventerà sempre più facile ricordarsene, e, cosa molto importante, scoprirete che questo atto di auto-osservazione vi porterà sempre di più a concepirvi come un essere spirituale che ha il pieno controllo di sè stesso.






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mercoledì 14 ottobre 2015

Lettera di Gurdjieff alla figlia.

Georges Ivanovic Gurdjieff (Alexandropol, 14 gennaio 1872 – Neuilly, 29 ottobre 1949) è stato un filosofoscrittoremistico e “maestro di danze” armeno.

Il suo insegnamento combina sufismo e altre tradizioni religiose in un sistema di tecniche psicofisiche che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l’essere umano.
L’insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno.
Per trascendere lo stato di sonno (o di sogno) elaborò uno specifico lavoro su sé stesso al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza.
La sua tecnica prevede il raggiungimento di uno stato di calma e isolamento, a cui segue il confronto con altre persone.
Concordare o meno con il suo pensiero ora non è importante, l’importante è leggere tutti questa lettera e riflettere su di essa.

Insegnamenti di Gurdjieff
Diario di un allievo
Insegnamenti di Gurdjieff alla figlia Reyna:

  • Fissa la tua attenzione su te stessa.
  • Sii cosciente in ogni istante di ciò che pensi, senti, desideri e fai.
  • Finisci sempre quello che hai iniziato.
  • Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili.
  • Non ti incatenare a niente che alla lunga ti distrugga.
  • Sviluppa la tua generosità senza testimoni.
  • Tratta ogni persona come se fosse un parente stretto.
  • Metti in ordine quello che hai disordinato.
  • Impara a ricevere e ringrazia per ogni dono.
  • Smetti di autodefinirti.
  • Non mentire  rubare, se lo fai, menti e rubi a te stessa.
  • Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente.
  • Non occupare troppo spazio.
  • Non fare rumore  gesti inutili.
  • Se non la possiedi, imita la fede.
  • Non lasciarti impressionare da personalità forti.
  • Non impossessarti di niente né di nessuno.
  • Distribuisci con equità.
  • Non sedurre.
  • Mangia e dormi lo stretto necessario.
  • Non parlare dei tuoi problemi personali.
  • Non giudicare  discriminare quando non conosci la maggior parte dei fatti.
  • Non stabilire amicizie inutili.
  • Non seguire mode.
  • Non venderti.
  • Rispetta i contratti che hai firmato.
  • Sii puntuale.
  • Non invidiare i beni o gli esiti del prossimo.
  • Parla solo di ciò che è necessario.
  • Non pensare ai benefici che ti procurerà la tua opera.
  • Giammai minaccia.
  • Realizza le tue promesse.
  • In una disputa, mettiti nei panni dell’altro.
  • Ammetti che qualcuno ti superi.
  • Vinci le tue paure.
  • Aiuta l'altro ad aiutare sé stesso.
  • Vinci le tue antipatie ed avvicinati alle persone che desideri rifiutare.
  • Trasforma il tuo orgoglio in dignità.
  • Trasforma la tua collera in creatività.
  • Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.
  • Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori dell’altro.
  • Trasforma il tuo odio in carità.
  • Non ti lodare né ti insultare.
  • Tratta ciò che non ti appartiene come se ti appartenesse.
  • Non lamentarti.
  • Sviluppa la tua immaginazione.
  • Non dare ordini solo per il piacere di essere obbedito.
  • Paga i servizi che ti danno.
  • Non fare propaganda delle tue opere o idee.
  • Non cercare di risvegliare negli altri sentimenti verso di te come: pietà, simpatia, ammirazione, complicità.
  • Non cercare di distinguerti per la tua apparenza.
  • Non contraddire mai, solo taci.
  • Non contrarre debiti, acquista e paga subito.
  • Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.
  • Se l’hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.
  • Se ti rendi conto di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere in quell’errore per orgoglio e desistiimmediatamente dai tuoi propositi.
  • Non difendere vecchie idee solo perché fosti tu ad enunciarle.
  • Non conservare oggetti inutili.
  • Non decorarti con idee altrui.
  • Non fotografarti insieme a personaggi famosi.
  • Non rendere conto a nessuno, sii il tuo proprio giudice.
  • Non definirti mai per quello che possiedi.
  • Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.
  • Renditi conto che niente è tuo.
  • Quando ti chiedono la tua opinione su qualcuno o qualcosa, dì solamente le sue qualità.
  • Quando ti ammali, invece di odiare quel male, consideralo tuo maestro.
  • Non guardare con la coda dell’occhio, guarda fisso.
  • Non dimenticare i tuoi morti, però riserva loro un luogo limitato che gli impedisca di invadere la tua vita.
  • Nel luogo in cui vivi, riserva sempre un posto a ciò che è sacro.
  • Quando realizzi un servizio non far risaltare i tuoi sforzi.
  • Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.
  • Se dubiti tra fare e non fare, rischia e fa’.
  • Non cercare di essere tutto per il tuo compagno; ammetti che cerchi in un altro ciò che tu non puoi dargli.
  • Quando qualcuno ha il suo pubblico, non andare a contraddirlo ed a rubargli l’audience.
  • Vivi di denaro guadagnato da te.
  • Non ti invischiare in avventure amorose.
  • Non ti vantare delle tue debolezze.
  • Non visitare mai nessuno solo per riempire il tuo tempo.
  • Ottieni per distribuire.
  • Se stai meditando e arriva un diavolo, metti quel diavolo a meditare.