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lunedì 16 gennaio 2017

Leonardo Da Vinci e il sonno polifasico: dormire meno e guadagnare più tempo

Il sonno polifasico ha fatto parte della vita di molti geni nella nostra storia, che, in modo inaspettato hanno abbandonato il ciclo circadiano o bifasico per prediligere quello polifasico.




Il sonno polifasico ha caratterizzato la vita di Leonardo da Vinci, ma anche quella di Thomas Edison, Buckminster Fuller, Nikola Tesla, Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, e Napoleone.

Se ci pensiamo, i neonati hanno per loro natura un sonno polifasico. Questo può far sperare che il sonno bifasico sia solo un adattamento post nascita, dovuto con molta probabilità ai ritmi di tipo sociale e naturale, per seguire il ritmo del sole.

Il sonno è un processo che cambia durante la vita di un essere umano e passa da quello polifasico del neonato a quello bifasico del bambino (che dorme a lungo durante il pomeriggio), fino ad arrivare a quello monofasico circadiano, tarato sul ciclo giorno-notte, dell’adulto. Infine nella senilità il ritmo circadiano, strettamente monofasico del giovane adulto, fa spazio ad un ritmo polifasico ultradiano, ciò vuol dire con frequenti sonnellini diurni.

In particolare, Leonardo da Vinci, alternava 4 ore di veglia a un periodo di 20 minuti ad occhi chiusi il che portava, nell’arco della giornata a 6 periodi di sonno/riposo, per un totale di 120 minuti di riposo, avendo ben 22 ore di veglia, da impiegare per “attività produttive”.

Molte volte ci capita di pensare a quanto sarebbe bello poter avere una giornata di 48 ore, per poter riuscire a fare tutto ciò che abbiamo in mente. Il sonno polifasico ci può aiutare.

  • Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi?


L’essenza del sonno polifasico, da la possibilità di ridurre le ore di sonno durante la giornata ad un minimo che varia (a seconda dei metodi), dalle 6 alle 2 ore giornaliere complessive: in pratica occorre frazionare il sonno in molti micro-sonni durante l’arco della giornata, di entità e durata differenti secondo le metodologie che scegliamo di applicare.

La domanda a questo punto è: ma non ci hanno sempre detto che per sentirsi in forma bisogna dormire almeno otto ore per notte??!?

In realtà, questo sembra essere un mito da sfatare: infatti, secondo alcuni studiosi, le ore di sonno “necessarie” sono quelle che ci permettono di svegliarci da soli e cosa più importante di sentirci riposati.
Come tante altre caratteristiche biologiche, anche il sonno è estremamente soggettivo. In media la durata naturale del sonno è di 7h1/2: il 60% delle persone ha bisogno di dormire un’ora in più o un’ora in meno rispetto alla media, da 6h1/2 a 8h 1/2. Agli estremi si trovano quei pochi “fortunati” a cui bastano 4 ore 1/2 e quelle persone a cui invece, servono fino a 10 ore 1⁄2 di sonno.

Altri ricercatori, ad esempio, ritengono che dovremmo dormire ancora di meno e che le famose otto ore potrebbero essere perfino dannose per la salute. Secondo le statistiche, sembra che sette ore di sonno siano associate ad un minore rischio di mortalità rispetto ad un sonno di più ore. Dormendo troppo si può provocare un sovraccarico di sonno R.E.M. (Rapid Eye Movement) densissimo di sogni, che può causare depressione e affaticamento. Ridurre la fase R.E.M. significa allontanare la malinconia.

Quindi, pare che sia benefico modificare il normale fabbisogno di sonno e in particolar modo le tecniche di sonno “polifasico ultrabreve”, sono quelle più efficienti e produttive. E’ possibile ridurre le ore di sonno normalmente “necessarie” del 10-25% a lungo termine e fino al 50% a breve termine, andando ad accorciare il riposo notturno e aggiungendo alcuni brevi sonnellini nel corso della giornata. 

Il sonno lungo ed ininterrotto cui sono abituati gli esseri umani è raro in natura: infatti, l’85% delle specie viventi seguono uno schema di sonnellini multipli in modo da aumentare l’efficienza del sonno. Infatti, la fase più riposante del sonno è proprio all’inizio di questo ed è costituita da onde lente e profonde chiamate delta. È curioso notare che diminuendo la durata totale di sonno, si ottiene comunque il 90% di sonno delta.
Quindi iniziando ripetutamente il sonno sotto forma di brevi sonnellini, si andrebbe ad aumentare l’efficienza temporale del sonno ottenendo una fase riposante più lunga. In questo modo si vanno a ricaricare più spesso le batterie e ciò ci permette di rimanere vigili anche quando siamo in debito di sonno.


Questa è una spiegazione interessante sullo scopo del sonno polifasico che va a mettere in luce la funzione essenziale della fase R.E.M. e consiste nell’aumentare la quantità di sonno R.E.M. pur andando a diminuire le ore di sonno complessivo, ovvero eliminando completamente o quasi gli altri tipi di sonno. Per fare questo, il dormitore polifasico si appisola per venti o trenta minuti ogni 4 ore, ad orari prefissati. Il problema è che i sonnellini di mezz’ora non procurano il sonno R.E.M. ad un dormitore tradizionale, poiché per i monofasici il sonno si divide in cicli di novanta minuti circa e il R.E.M. occupa una parte medio-terminale del ciclo, che va al di là della mezzora.

La soluzione è quella di forzare il corpo per il tempo necessario a “convincerlo” che è meglio anticipare il sonno R.E.M. all’inizio del ciclo onirico, quindi andare a forzare gli orari del sonno polifasico anche se sembra di non farcela a stare svegli. Prove sperimentali testimoniano come dopo i primi due giorni che possiamo definire massacranti, per l’assenza del sonno ristorativo per la mente, si comincia a sognare, per poi arrivare dopo circa una settimana ad una inaspettata sensazione di energia e vitalità. Questo unito al fatto che si hanno a disposizione cinque ore di veglia al giorno in più.


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Questa tecnica di riduzione del sonno ha dimostrato di essere efficace anche in condizioni particolarmente difficili, come nel caso di interventi di emergenza nello spazio, nei giri del mondo in barca a vela in solitario (sperimentato anche dalla velista in solitario Ellen MacArthur) o subito dopo la nascita di un figlio.

Ovviamente il sonno polifasico non può essere considerato un’alternativa permanente al sonno normale: così come si può forzare il corpo a mantenere un peso inferiore a quello naturale, si può anche costringere l’organismo a dormire di meno, ma in questo modo saremo sempre bisognosi di cibo… o di sonno.

Possiamo osservare però, che se si priva un soggetto del sonno per tre giorni consecutivi, la prima notte, dopo i tre giorni di deprivazione di sonno, il soggetto dormiva di solito per 12-13 ore, la notte seguente per circa 10 ore, dopodiché aveva perfettamente recuperato. Si potrebbe pensare che, avendo perso 24 ore di sonno, avrebbe dovuto dormire altre 24 ore per recuperare la mancanza di sonno, ma non è così: il recupero di sonno non è calcolabile matematicamente. Dopo queste prove non si sono riscontrati effetti negativi a lungo termine.
A breve termine, invece, sembrano verificarsi solo due conseguenze che si possono misurare: in primo luogo è molto più difficile alzarsi quando suona la sveglia e in secondo luogo è difficile concentrarsi su compiti che non richiedono una particolare attenzione, (quelli più monotono o rilassanti) piuttosto che su compiti che richiedono molta presenza (quelli più impegnativi, entusiasmanti o rischiosi).

Quindi possiamo dire che pisolini brevi e frequenti, di circa 5-30 minuti l’uno, permettono di guadagnare un paio d’ore di autonomia ed evitare così le famose otto ore di sonno notturne. Il sonno polifasico è, però, adatto a chi ha esigenze estreme, ma sarebbe più difficile invece giustificare un pisolino ogni due ore al datore di lavoro o al professore. C’è da dire che in questi casi, ovvero per chi ha un lavoro che lo tiene impegnato tutta la giornata, il sonno polifasico è praticamente impossibile. Questo fa pensare quanto il sistema ci abbia portato lontano dalla nostra libertà di scelta.


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Gli individui che potrebbero beneficiare di questa metodica, sono ad esempio, il personale sanitario e di volo e in particolar modo i lavoratori notturni. In quest’ultimo caso, l’istituzione di un regime di riposo frammentato è addirittura auspicabile ai fini della sicurezza.
Attenzione, però: la tecnica polifasica è una condizione artificiale e, come tale, va “usata con attenzione”.  Chi modifica il proprio ciclo sonno-veglia può avere difficoltà a ritornare alle abitudini normali, andando incontro a ripercussioni sul sistema vegetativo, endocrino e immunitario.

Per finire ecco alcune indicazioni sull’alimentazione da seguire se si decide di iniziare la tecnica del sonno polifasico.


  • Bere caffeina: questa sostanza spinge le cellule ad ignorare una sostanza chimica, l’adenosina, che stimola il sonno e aumenta la produzione di dopamina, che a sua volta va a contrastare la depressione limitando la durata di sonno R.E.M. L’effetto della caffeina svanisce dopo due o tre ore, quindi evita di assumerla prima di fare un sonnellino e prima di andare a dormire.
  • Ridurre l’apporto di carboidrati. Il glucosio presente nei carboidrati fa aumentare i livelli d’insulina, provocando nell’immediato uno stato di massima vigilanza, seguito però da un crollo energetico. Per ridurre al minimo i picchi insulinici, bisogna mangiare più spesso e diminuire l’apporto di carboidrati. Queste due tecniche servono anche a stimolare il metabolismo.
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giovedì 12 gennaio 2017

SOGNO LUCIDO: ecco le TECNICHE per vivere questa incredibile esperienza.

In questo articolo vi spieghiamo cos’è un sogno lucido e i modi per poterlo sperimentare.



Negli anni ottanta il Dr. Stephen LaBerge fondò il Lucidity Institute a Stanford, nello stato della California, per lo studio e la ricerca sul fenomeno del Sogno Lucido. Secondo LaBerge questa “disciplina” interessa vari ambiti di studio: dalla psicologia, alla spiritualità, all’arte stessa e, se applicata con metodo e controllo può davvero essere d’aiuto a diversi livelli: autostima, sviluppo della creatività, capacità di affrontare paure ed inibizioni e il raggiungimento di liberazione ed armonia.

Possiamo descrivere questo fenomeno come un risveglio nel sonno. 

In pratica si sta vivendo un sogno lucido quando nel sonno possiamo dire “Sto sognando!“. Quasi sempre, quando sogniamo, viviamo la realtà onirica come degli attori totalmente inconsapevoli ma può capitare di vivere un sogno lucido e la sensazione che si prova è quasi sempre di euforia, perché in quel momento ci si rende conto di poter pilotare la realtà onirica come desideriamo. 
Infatti una volta che si entra nel sogno lucido le possibilità che abbiamo a disposizione diventano infinite.

- Come sperimentare un sogno lucido -

Una delle cose necessarie per sperimentare i sogni lucidi è quella di riuscire a ricordare i propri sogni. Il metodo che consigliamo è quello di tenere un diario dei sogni, da scrivere ogni mattina subito dopo il risveglio. Potrete notare che, scrivendo i sogni che fate ogni giorno, la vostra attenzione durante i viaggi onirici si farà sempre più acuta e potrete sperimentare in modo naturale un sogno lucido senza usare altre tecniche. Per molte persone però è più complicato riuscire a svegliare la propria coscienza durante il sonno.



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Le tecniche più conosciute e che aiutano ad aumentare in modo significativo, la possibilità di avere un sogno lucido:

  • RCT, metodo del controllo sulla realtà
Si tratta di prestare attenzione, più volte durante l’arco della giornata, a cose che nel sogno cambiano, in modo tale da rendersi conto che si sta sognando. Ad esempio si potrebbe controllare l’ora diverse volte (generalmente quando si controlla l’orologio nel sogno e lo si ricontrolla anche dopo qualche secondo, l’orario è mutato), oppure potreste fissare un panorama o una stanza più volte (quando lo si fa nel sogno in genere lo scenario è completamente diverso), controllare tutte le cose che hanno a che fare con i numeri (orario, matrici di numeri, partenze e arrivi di treni o di aerei ecc…). Far si che questo atteggiamento di “controllo” della realtà diventi un’abitudine in questo modo farà sì che anche nel sogno la consapevolezza aumenterà.

  • CAT, tecnica di adeguamento del ciclo

La CAT, acronimo di cycle adjustment technique, è una tecnica efficace, sviluppata da Daniel Love, uno studioso britannico. Consiste nel calibrare il proprio ciclo di sonno con lo scopo di poter aumentare le probabilità di veglia durante la sua ultima parte. Ci si deve svegliare 90 minuti prima del suono della sveglia, fino a che il ciclo di sonno si regoli sulle nuove condizioni. Quando questo avviene, si alternano le vecchie e le nuove condizioni di sveglia. Nei giorni con tempo di sveglia nella norma, lo stato di allerta aumenterà fino a rendere il sogno lucido più probabile.

  • MILD, induzione mnemonica del sogno lucido


Questa tecnica è una delle più utilizzate e consiste nel coricarsi con l’intenzione di riconoscere nel sogno delle situazioni inusuali o impossibili da verificarsi nella realtà. È una tecnica molto semplice ed immediata da applicare ma non così efficace se applicata da sola: di solito si utilizza in combinazione con una delle altre per ottenere un effetto in sinergia.

  • WBTB, induzione per risveglio e riaddormentamento


Questa tecnica applicata ad uno dei metodi sopra citati, ed è molto efficace; si sperimenta infatti un aumento del 62% dei sogni lucidi. La tecnica sta nell’andare a dormire e svegliarsi circa 5/6 ore dopo, restare svegli per un’ora focalizzando i pensieri sul sogno lucido (semplicemente pensandoci o leggendo qualche libro che ne parli) ed infine tornare a letto, cercando di effettuare il “MILD”. Questa procedura aumenta notevolmente la probabilità di avere un sogno lucido. Questo è dovuto al fatto che le fasi del sonno REM (quelle in cui si sogna) si allungano col il prolungarsi della notte. Più la fase REM è lunga, più aumentano le probabilità di acquisire lucidità all’interno di essa.

  • WILD, sogni lucidi iniziati da sveglio


Questa tecnica consiste nell’iniziare il sogno ma “senza addormentarsi” questo è possibile rilassando completamente il corpo ma mantenendo la mente vigile e concentrata su di esso. Il sogno lucido si raggiunge passando attraverso diversi stadi: è possibile avvertire delle scosse che attraversano il proprio corpo, essere preda di una particolare paralisi del sonno (innocua ma qualche volta terrificante), assistere alla materializzazione di particolari immagini ipnagogiche davanti ai propri occhi (chiusi), e successivamente ritrovarsi in un ambiente onirico passando quindi da “spettatore” ad “attore” protagonista della scena.

  • Induzione tramite stimoli esterni


Alcuni studiosi hanno sperimentato degli stimoli acustici su soggetti quando essi entravano nella fase REM, come l’ascolto di un nastro con frasi come: “Questo è un sogno”. Oltretutto, in commercio si trovano dei dispositivi che sono delle mascherine da indossare come gli occhiali quando si va a dormire. I sensori presenti nell’apparecchiatura si accorgono quando il soggetto entra in fase REM e gli inviano degli stimoli tramite dei led luminosi (talvolta si possono anche programmare con suoni e/o registrazioni). Poi, se il dormiente sarà in grado di avvertirli ed interpretarli in modo corretto, si potrà ottenere la lucidità nel sogno.


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I SOGNI LUCIDI SONO UTILI?

Lo scrittore e regista Alejandro Jodorowsky nel suo libro “Psicomagia” e nel “La danza della realtà” fa di frequente riferimento alle esperienze di sogno lucido che ha avuto durante la sua vita. Questi eventi erano da lui fortemente ricercati e mai fini a se stessi. Lui stesso ci spiega come la pratica del sogno lucido gli abbia donato grandissimi benefici:
“Ciò che intimorisce perde potere nel momento in cui smettiamo di combatterlo. Spesso sono riuscito a dissipare la paura del destino finale, attraversando la mia propria morte nel sogno”.

Ecco l’elenco dei benefici che cita l’autore.

  1. Sviluppare una maggiore consapevolezza, sia nelle veglia che durante la fase onirica.
  2. Liberarsi dagli incubi.
  3. Risolvere problemi.
  4. Sperimentare azioni alternative senza timore delle conseguenze; sviluppare la capacità auto assertiva intraprendendo azioni deliberate.
  5. Accelerare l’attività del sistema immunitario.
  6. Aumentare la capacità di prendere decisioni e cambiare le propria vita durante la veglia.
  7. Integrare gli aspetti conflittuali del Sé, integrare la personalità.
  8. Esplorare le potenzialità creative della mente.

Il sogno lucido è un’esperienza straordinaria e tutti dovrebbero provarla.


La Danza della Realtà La Danza della Realtà

Alejandro Jodorowsky

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FONTE

venerdì 6 novembre 2015

DMT: PASSAPORTO PER DIMENSIONI PARALLELE?




E’ stato accertato che alcune sostanze endògene a spiccata azione psicomimetica, quali le encefaline e le endorfine, già sperimentate con successo sui ratti nel 1976, sono molto simili ai derivati dell’indolo, precursore di un importante mediatore chimico cerebrale, la serotonina

Questo amminoacido assume particolare importanza nel discorso delle "abductions", in quanto recenti studi ne hanno rilevato un abnorme incremento nel sangue degli individui sottoposti a presunti episodi di "rapimento" ad opera di entità aliene.
Tutte queste sostanze, che come s’è detto vengono prodotte autonomamente dal metabolismo umano, sono in grado di suscitare nell’organismo effetti particolari, a carico del sistema nervoso centrale, equiparabili a quelli prodotti da alcuni principi attivi isolati dai ricercatori, a partire dagli anni ‘50, in alcuni funghi (Psilocybe, Stropharia, Conocybe, Panaeolus) che crescono spontanei nel Messico meridionale.

I principi attivi presenti in questi funghi, chiamati in lingua locale TEONANACATL ( = carne divina ), sono stati chiamati per l’appunto psilocibina e psilocina ed erano utilizzati dalle popolazioni indigene, insieme ad altre sostanze allucinatorie, nei riti magici e divinatori. 
Descrizioni degli effetti provocati dall’assunzione di quei tipi di funghi si possono rintracciare nelle cronache degli storiografi che seguirono Cortés e Pizarro nelle loro conquiste in America centrale.
Gli studi combinati da parte di etnografi, botanici e farmacologi hanno appurato che l’introduzione per os di 10-15 mg. di psilocibina è sufficiente a provocare in un individuo adulto distorsioni della percezione spaziotemporale e disturbi neurovegetativi (quali nausea, cefalea, midriasi, bradicardia, ipotensione).
Gli effetti durano circa 2-4 ore.
Più recentemente alcuni neurofisiologi hanno dimostrato che una sostanza molto simile alle precedenti, sia chimicamente che farmacologicamente, denominata DMT (dimetiltriptamina), viene prodotta spontaneamente dal cervello umano. 

Anche se lo scopo per cui viene sintetizzata rimane per il momento oscuro, si è potuto accertare che la DMT è una delle sostanze più "fugaci" che siano mai state osservate nel corpo umano.

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Rimane in circolo, infatti, per soli 5 minuti: se ne può rilevare la presenza nel fluido cerebrospinale, ma dopo questo breve lasso di tempo quantità anche considerevoli di essa vengono rapidamente riportate nell’organismo ai livelli di base. Raggiunge la massima concentrazione fra le 3 e le 4 del mattino, periodo che corrisponde di solito alla fase REM (Rapid Eye Movements) del sonno.
Nel maggio del 1997 l’etnobotanico Terence McKenna ha formulato una propria teoria circa la DMT e i suoi effetti sul comportamento umano. Egli sostiene che lo studio di questa sostanza, contenuta anche in alcune essenze vegetali che crescono nelle foreste amazzoniche (Psycotrio viridis, Desmenthacellanoianthus) e già note da tempo ad alcune tribù indigene della Colombia e dell’Ecuador, potrebbe dare un contributo non indifferente alle indagini sulle problematiche legate ai cosiddetti "rapimenti alieni", senza pretendere tuttavia che in questo risieda la spiegazione del fenomeno UFO.

Il Dr. McKenna afferma in buona sostanza che, una volta assunta la DMT, dopo circa 15 secondi si avverte la netta sensazione di "essere andati" d’improvviso in un luogo particolare, completamente diverso da quello in cui si era prima di entrare nello stato alterato di coscienza. Molte tra le persone che si sono volontariamente sottoposte alla sperimentazione della DMT hanno riferito di essersi ritrovate all’interno dei "dischi volanti" e di aver trascorso "tre minuti circa del nostro tempo" in mezzo a stranissime "macchine elfiche", manovrate da "piccole creature" dalla pelle grigia, dagli occhi grandi e dal cranio enorme, per poi essere ridepositate nel proprio appartamento quasi senza recare i segni dell’avventura. Immagini identiche, se ci facciamo caso, a quelle che da sempre riferiscono le popolazioni dedite, per tradizione culturale o necessità ambientali, al consumo di sostanze psicòtrope: dagli aborigeni australiani agli aztechi, dagli indios amazzonici ai maya, ecc.
In altre parole, attraverso gli effetti della DMT l’Uomo ogni notte, durante gli stati profondi del sonno, accede probabilmente ad altre dimensioni, che appartengono ad una realtà effettiva ma diversa da quella in cui si trova allo stato di veglia e di cui conserva, faticosamente, un vago ed ancestrale ricordo.
Insomma, gli Alieni esistono, ma ESSI ci possono raggiungere soltanto attraverso le nostre menti.

- Giorgio Pattera (Biologo e Resp. Scientifico del CUN)

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Il Fattore Oz
Alieni, sciamanismo e multidimensionalità
Voto medio su 9 recensioni: Buono