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lunedì 3 luglio 2017

5 modi con cui Carl Jung ha cambiato la visione dell’INTERIORITA'

Molti dei concetti che vengono utilizzati oggi quando si parla di “vita interiore” derivano dallo studio dello psicologo svizzero C.G. Jung.


Grazie a lui oggi utilizziamo le parole “introversione”, “estroversione”, “sincronicità” ecc…


La sua grande capacità era quella di riuscire ad osservare la propria interiorità, facilmente, fornendoci conoscenze che vengono tutt’oggi considerate plausibili.

Analizziamo alcune delle sue ricerche.


I sogni, strumento dell’inconscio


Dagli inizi della civiltà umana, i sogni sono sempre stati considerati una porta capace di collegarci alla nostra anima.

Jung ha notato come, attraverso questi, era possibile far emergere parti della nostra coscienza che erano state sepolte: punti di forza, stranezze, desideri, bisogni.

Aveva capito che il sogno era un mezzo per bilanciarci e far emergere la parte che sopprimiamo, vivendo una vita simile a quella di tante altre persone.

Essi sono una parte di noi ed è per questo che non devono essere mai sottovalutati.

Possiamo ricevere messaggi, segni, simboli che, se saputi ben interpretare, fanno la differenza nella nostra vita.





Esistono diversi tipi di personalità


Jung aveva ben capito che esistono percorsi di crescita e consapevolezza che variano da persona a persona.

Questo perché esistono persone capaci di manifestare la propria energia, interagendo con gli altri ed altre che non riescono ad esternarla.

I primi sono gli “estroversi”, i secondi “introversi” ma è possibile fare una distinzione tra intuitivi e sensoriali, descrivendo così i “Tipi psicologici”.

Non esiste una personalità migliore dell’altra, esiste solo la diversità.

Proprio per questa diversità, non può esistere un unico approccio quando si esamina la psiche di un individuo.

L’interiorità di una persona è uno spazio unico, prezioso ed incalcolabile.






L’inconscio collettivo


Aveva ben capito che l’inconscio era lo strumento e la chiave per ricevere informazioni che vanno aldilà della personalità apparente di ogni individuo.

Poteva fare questo attraverso sogni, i quali descrivevano spesso mondi a sfondo mitologico di lontane culture straniere, rendendosi conto che la maggior parte delle persone era indirizzata verso alcune cose e si allontanava da altre. Questo loro “istinto” era indipendente dalla loro personalità.

Ipotizzò che dovesse esistere un’energia antica insita in ognuno di noi chiamata, da lui, inconscio collettivo, che fornisce informazioni indipendenti dalla persona, probabilmente trasmessi in modo ereditario.

Questo inconscio è costituito da schemi di base universali che lui chiamò archetipi.

ll primo archetipo è il Sé (il risultato del processo di formazione dell’individuo), l’ombra (la parte istintiva e irrazionale della coscienza), l’anima (la personalità femminile che l’uomo visualizza nel suo inconscio) e l’animus (la personalità maschile che la donna visualizza nel suo inconscio).


Secondo Jung, quando incontriamo una persona che rispecchia la nostra rappresentazione inconscia, ci innamoriamo e abbiamo la sensazione di essere completi anche se la completezza dovrebbe essere raggiunta da se stessi, facendo emergere sia la nostra parte femminile, sia quella maschile.



La magia della sincronicità


La psicologia di Jung diventa comprensibile solo quando si comprende il concetto di sincronicità.

È stato lui stesso a coniare questo termine, riferendosi a momenti straordinari in cui il mondo esteriore riflette, chiaramente, quello interiore. Quando si comincia a vivere e a comprendere questi eventi, ti rendi conto che non esistono coincidenze e tutto sembra essere mosso da un principio più profondo che opera in qualunque cosa esistente. Questa “forza cosciente” che muove l’universo genera sollievo in chi ne prende consapevolezza, perché da un significato a tutto quello che esiste e che viviamo. Niente è al caso, basta solo comprendere dove questa forza vuole che ci muoviamo e procedere in quella direzione con amore.



La missione della nostra “parte profonda”


L’inconscio, i sogni, la voce interiore sono, secondo Jung, umili servitori della nostra missione di vita.

La sua psicologia riconosce che siamo molto di più del nostro ego e della mente cosciente.


Tuttavia questo non significa che la voce interiore riveste il solo ruolo di strumento di “pulizia” della mente cosciente, piuttosto essa rappresenta un umile servitore per incrementare lo sviluppo di un’intelligenza superiore a quella che possediamo.

Alimentando ogni giorno questo servizio, sarà possibile scoprire la propria natura interiore che ha come unico obiettivo la fusione e l’armonia tra le energie del corpo e quelle dello spirito.

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FONTE

martedì 20 ottobre 2015

L'ECCELLENZA DELLA MENTE INCONSCIA

Se analizziamo il nostro cervello scopriamo che è diviso in due parti: un emisfero sinistro e uno destro. Il conscio si situa sopratutto nell'emisfero sinistro, mentre l'inconscio si colloca nell'emisfero destro. 

Il loro potenziale si può schematizzare nel seguente modo:




  •  CONSCIO 5%
  •  INCONSCIO 95%



Vediamo quindi che il potere maggiore del cervello umano non risiede nella parte conscia, ma nell'inconscio. 
Sino a poco tempo fà la gente si vantava dicendo: 
''Io sono una persona molto razionale'', fatto che suscitava ammirazione in alcuni, oggi invece verrebbe deriso da chi avesse un minimo di comprensione della realtà in cui siamo e viviamo. Infatti se oggi invece ci dicono: ''Sono troppo razionale per queste cose'', possiamo rispondere: ''Mi spiace davvero per te. Che cosa posso fare per aiutarti???!?''. 

Il principio di tutto ciò è facilissimo e semplice.

Se avete due emisferi, uno destro e uno sinistro, e ne USATE SOLO UNO, deve esserci una spiegazione per il fatto che non usare l'emisfero destro. 

I motivi possono essere solo due ('o voi menti razionali!):
  1. O vi hanno asportato metà del cervello
  2. O non lo usate per ignoranza o rigidità mentale.


IN ENTRAMBI I CASI è UN VERO PECCATO

Se avete una cassetta degli attrezzi fornitissima e non la usate, state sprecando risorse che la natura vi ha fornito per la crescita e il raggiungimento dei vostri scopi e dei vostri desideri.


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martedì 13 ottobre 2015

LA SINCRONICITA' & CARL GUSTAV JUNG


Pensiamo ad un amico che non vediamo da tempo... Dopo qualche istante suona il telefono: è lui. Questa è, per Jung, una sincronicità, che può avere anche carattere precognitivo e chiaroveggente. Se, con Freud, la regolarità delle leggi della natura poteva essere spiegata attraverso la causalità (ogni evento ha una sua causa oggettiva), Jung ritenne che, in certi casi, il legame tra due eventi potesse non essere causale, ma spiegabile altrimenti. 

Questa formulazione traeva spunto dalla ricerca scientifica che osservava in quegli anni la disintegrazione radioattiva: un fenomeno che si presentava come un effetto senza causa. Ciò spingeva alcuni filosofi e scienziati ad ipotizzare che anche le leggi della natura potessero essere a-causali. 

Secondo Jung "...soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza della causalità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa...."
ed ancora : "La causalità è solo un principio e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito vive ugualmente di fini".

In campo psicologico, Jung formulò dunque il concetto di ''sincronicità'', un processo inconscio che permette di percepire eventi paralleli, o ‘coincidenze significative’, collegati ad archetipi dell'inconscio collettivo, tracce mnestiche sovraindividuali, universali, che si perdono nelle origini più profonde della psiche.

Attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con la riflessione su alcuni sorprendenti avvenimenti della sua vita, che sembravano sfuggire ad ogni interpretazione razionale, Jung approfondì ulteriormente questi temi.  La sincronicità venne così distinta dal semplice "sincronismo" relativo ad eventi che accadono simultaneamente, ma che non hanno alcuna connessione di significato.
Nel 1952  Wolfang Pauli, fisico quantistico e premio Nobel pubblicò insieme a Jung un libro sul concetto di 'sincronicità', "Naturer-klung und Psyche". 

Pauli e Jung
Nella parte scritta da Jung, dal titolo "Sincronicità come principio di nessi a-causali"  l’analista propone un parallelismo fra psicologia del profondo e fisica, in particolare sulla relatività delle categorie di spazio e tempo. Se Jung cercava in questo libro di spiegare la psicologia attraverso al fisica, Pauli parlava nel suo saggio della presenza di ‘archetipi ‘nelle teorie di Keplero, confermando un parallelo fra lo studio della fisica e della psicologia.
Jung e Pauli sostenevano che alla triade della fisica classica composta di tempo, spazio e causalità dovesse essere aggiunta anche la sincronicità.
Il concetto junghiano di sincronicità viene spesso utilizzato per dare una spiegazione ‘scientifica’ all’astrologia o ad altre pratiche divinatorie, in una pericolosa commistione fra scienza e magia.

Ecco la formulazione originaria di Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli:“Due o più eventi apparentemente accidentali, tuttavia non necessariamente simultanei, sono detti sincronici se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
1) qualunque presunzione di un nesso causale tra gli eventi è assurda o inconcepibile;
2) gli eventi sono in corrispondenza tra di loro attraverso un significato comune, spesso espresso simbolicamente;
3) ogni coppia di eventi sincronici contiene una componente prodotta internamente e percepita esternamente.”



Chi decidesse di leggere il corposo volume (700 pagine) di Jung sui Tipi psicologici per trovarvi dei semplici profili di personalità, rimarrebbe facilmente deluso. Il libro uscì dopo l'allontanamento da Freud (1913) e le successive dimissioni dall'insegnamento universitario, ma soprattutto dopo un lungo periodo di autoanalisi, che portò Jung all'elaborazione delle sue teorie principali. 

In questo primo, importante libro infatti, si trovano tutte le teorie dello psicoanalista svizzero. Più di tutto però, nel libro si trovano le conoscenze di Jung sulla teologia, la psicologia, la filosofia e le opere etnologiche.  

Nell'ultima parte del libro Jung parla finalmente dei tipi psicologici, sostenendo che introversione ed estroversione sono atteggiamenti presenti in ogni individuo in gradi diversi:

  • Gli introversi traggono le loro motivazioni soprattutto dall'interno, fra fattori soggettivi, 
  • Gli estroversi trovano le loro motivazioni dal di fuori, cioè da fattori esterni. 

Nel corso della vita è possibile che uno stesso individuo passi dei periodi di introversione ed altri di estroversione e che queste oscillazioni siano piuttosto frequenti. Se l'atteggiamento risulta però abbastanza stabile, si può parlare di tipo 'introverso' o 'estroverso'; più frequenti tuttavia sono i tipi intermedi. 


A questi concetti Jung aggiunse il 'sistema delle quattro funzioni' della psiche conscia : due funzioni sono razionali (pensiero e sentimento) e due irrazionali (sensazione e intuizione). Le quattro funzioni sono presenti in ogni individuo, ma in ognuno ne predomina una. Se ad esempio predomina il sentimento, la razionalità è in una situazione di inferiorità. Basandosi sulle teorie dell'introversione e dell'estroversione e di queste quattro funzioni, Jung stabilisce un sistema di otto tipi psicologici: l'intellettuale-estroverso, il sentimentale-estroverso, il sensoriale-estroverso, l'intuitivo-estroverso, l'intellettuale-introverso,  il sentimentale-introverso, il sensoriale-introverso e l'intuitivo-introverso.

Gli Archetipi dell'Inconscio Collettivo
L'io e l'Inconscio