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giovedì 29 giugno 2017

10 BUGIE che la gente accetta come VERITA'

Viviamo la nostra vita con sistemi di credenze. Alcune di queste credenze ci arrivano da forze esterne, come la religione e le istituzioni scolastiche. 


Altri sistemi di credenze sono interne e sono quelle che ci condizionano maggiormente.


Ecco 10 delle convinzioni più comuni

1) Bisogna lottare
Impara a rilassarti: Per avere successo si deve usare tutto il nostro tempo, dobbiamo buttare sangue, sudore e lacrime, giusto? In una certa misura è vero, ma è anche vero il fatto che se siamo rilassati, focalizzati su ciò che funziona e abbiamo la capacità di allontanarci e fare altre cose,  otterremo lo stesso risultato con serenità e senza alcun bisogno di lottare.


2) La vita è una competizione
La concorrenza può essere divertente, ma esagerare non va mai bene… Non c’è vincitore o perdente, ci sono solo esperienze che viviamo e che ci fanno crescere.


3) I miei errori definiscono me
Non esistono errori: Non ci sono errori, solo cose che apprendiamo mentre andiamo avanti con l’esperienza, che ci porterà ad un obiettivo se prestiamo attenzione alle lezioni che il fallimento porta con sé.


4) Il tempo è reale
Il tempo è un’illusione: Siamo sempre di fretta perché guardiamo l’orologio. Gli anni, i mesi, le settimane, i giorni, le ore, i minuti e i secondi sono continuamente un ‘tic tac’ ‘tic tac’ ‘tic tac’ …. nelle nostre menti. Tutti noi abbiamo tempo fino a quando le nostre priorità sono in ordine.


5) Il denaro è reale
Il denaro che ci piaccia o no,  governa la nostra vita, ma è solo carta. La società gli da un valore centralizzato. Spesso per la sete di denaro si fanno cose indicibili. Il denaro è la chiave, possiamo prosperare senza tutte le preoccupazioni e lasciare lavorare i soldi per noi.


6) Le altre persone sono meglio di me
Contrariamente all’opinione popolare, gli altri non sono meglio di te. Ognuno ha la propria lotta, forza, debolezza e vive come te di alti e bassi. E ‘facile diventare gelosi di un’altra persona senza scavare in profondità e vedere come questa persona si sente davvero. Cosa lo tiene sveglio la notte? Com’è stata la sua infanzia? Questi sono, in molti casi, informazioni impossibili da sapere,  circa la vita di qualcun altro. Non essere invidioso. Spendi energia invece e pianta semi per nuove opportunità in futuro.


7) Ci sono dei limiti
I limiti li abbiamo solo nella testa.
Scrivi i tuoi sogni con una matita. I sogni sono destinati ad essere ottimizzati o addirittura cancellati. Nuovo amici, familiari e opportunità possono entrare nella tua vita, tutto è in continua evoluzione, sempre.  Se raggiungi un obiettivo, cerca uno scopo più alto, utilizzando le tue competenze e impostale verso un risultato positivo.


8) Tutti gli alimenti sono uguali

Il cibo non è tutto uguale: quando si sceglie cibo crudo, cucina casalinga, ingredienti minimali non trasformati e di provenienza locale, facciamo del bene al nostro corpo e al pianeta.

9) Tutti desiderano 15-minuti di celebrità

E‘ facile per le giovani generazioni avere desideri di fama, attraverso gli eroi dello sport e le rock star, sembra che questo sia l’apice della realizzazione. Ma non lo è.  E’ la società che ci vuole così, questi sono i modelli che ci fanno vedere e chissà come mai, tutto è sempre puntato all’estetica, al lato materiale… Forse sarebbe il caso che iniziassimo a farci un po’ di domande. Tu sei famoso. Tu sei il protagonista, i riflettori sono puntati su di te. Vai avanti, insegui e realizza i tuo sogni e si l’eroe del tuo film.

10) Non possiamo essere felici
Sorridi!La felicità non è qualcosa che si deve guadagnare e per cui si deve lavorare duro. La felicità è il tuo diritto di nascita.



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FONTE

mercoledì 21 ottobre 2015

SCELTE E PERCEZIONI (Parte2)

L’immaginazione come strumento di indagine

A un discreto numero di conoscenti ho spesso fatto un “gioco”... Gli domando se farebbe loro piacere scoprire l’epoca dove hanno incontrato una persona cara in una vita passata. Quindi premetto che userò la loro immaginazione. Prima però devo spiegare che cos’è limmaginazione

Immaginare significa creare un’immagine costruita sulla base di ciò che abbiamo nella nostra memoria. Il fiore che avete immaginato nel precedente articolo è un’immagine che è stata vista da qualche parte. Può essere stato visto in realtà, o in fotografia, non è importante. Ma è stato visto.

Però, e qui sta il bello, non importa che ci ricordiamo DOVE abbiamo visto quel fiore. Anzi in genere non ricordiamo affatto dove abbiamo visto proprio quel fiore. Tuttavia abbiamo pescato quel fiore in un luogo mentale che, conscio o inconscio, fosse nelle vicinanze. Perché fare fatica a cercare qualcosa lontano se lo troviamo vicino? Se cerco un animale mentre sono in una fattoria e mi imbatto in un pollo, la mia ricerca è finita. Perché dovrei andare a cercare ancora?
Lo stesso vale per la mente. Certo, se dico “pensa ad un asino verde con la coda di gatto”, non troverò un simile animale nei paraggi, e allora la mia mente lo costruirà utilizzando componenti che conosce. Ma se chiedo di pensare a qualcosa che ho visto, l’immagine già bell’e pronta sarà richiamata anche se non ricordo più la situazione che ha originato l’immagine.
Detto questo, per tornare al gioco, faccio un’assunzione.

- Assumo che il soggetto scelga una persona che in effetti ha conosciuto in una vita passata 

Ma è abbastanza probabile che le persone vicine si siano conosciute in precedenza, quindi diciamo che cado facilmente in piedi. Di solito il soggetto non ricorda le vite precedenti, ma all’immaginazione abbiamo detto che questo non interessa perché è in grado di pescare anche dall’inconscio. Però non posso domandare semplicemente “immagina dove vi siete conosciuti”

Alcuni ci riescono anche solo facendo così ma per la maggior parte è una domanda troppo generica per rispondere. E’ come se dicessimo “pensa” senza specificare a cosa. Allora comincio ad impostare dei vincoli e dico al soggetto: “In una vita passata il modo di vestire era differente. Immagina la persona che hai scelto vestita in abiti di un’epoca passata.”
Dicendo “di un’epoca passata” cerco di lasciare il massimo della libertà all’inconscio di esprimersi. Mi va bene qualsiasi periodo storico. Quasi tutti sono immediatamente in grado di immaginare la persona in abiti d’altri tempi. Qui sorge spontanea una domanda: come si fa a dire che quegli abiti sono stati veramente indossati dal soggetto? Per il semplice fatto che se troviamo vicino a noi ciò che cerchiamo non abbiamo bisogno di inventare qualcosa di sana pianta. Se pensate ad un asino verde dovete prendere un asino e colorarlo. Se pensate ad un asino non è che dovete prendere gli zoccoli da una parte, il muso dall’altra, e montarlo per fare un puzzle. Avete un asino già bell’e pronto nel vostro archivio mentale, cosa andate a cercare? Che importa se non ricordate dove avete visto quell’asino?
L’unica possibilità per cui i vestiti d’altri tempi devono essere montati artificialmente su una persona è di non averlo mai conosciuto in nessuna vita precedente. Questo lo abbiamo assunto all’inizio. Il gioco continua:
dove si trova questa persona vestita in quel modo? All’aperto o al chiuso?
Questa domanda serve per collocare la persona nell’ambiente. E questo è importante per fare il prossimo passo che è ancora propedeutico: Chiedo al soggetto: “Stai immaginando il soggetto da vicino? Da lontano? Da circa quale distanza?
Quando ottengo la risposta faccio finalmente l’ultima domanda: “Dunque tu, in questo scenario ti trovi alla distanza tal dei tali dal soggetto. Adesso cominciando dai tuoi piedi descrivi i tuoi vestiti
Dai vestiti si riesce a capire l’epoca, a volte anche il luogo, il ceto sociale di appartenenza. E’ chiaro che se uno vuole saperne di più allora occorre fare una regressione in stato di rilassamento. Questo lo considero solo un gioco. Ma in qualche caso può fornire risultati interessanti.
L'immaginazione Creativa
Come cambiare il proprio destino

  • La connessione dei mondi

Dunque il mondo fisico ed il mondo mentale non sono distinti per il fatto che uno è più reale dell’altro e un'altra convinzione da sfatare è che ciò che vediamo nel mondo fisico sia oggettivo e condivisibile con altri, mentre il pensiero non lo sia. Cioè se due persone guardano un cavallo possono cogliere gli stessi particolari mentre se pensano ad un cavallo vedono cose diverse.
Ma questo dipende se stanno guardando oppure no lo stesso cavallo. Se due stallieri si telefonano mentre sono di fronte ciascuno ad un cavallo diverso e pretendono di trovare nell’interlocutore riscontri nelle descrizione dell’animale potrebbero convincersi di vivere in due mondi separati.
Se due persone si focalizzano sullo stesso pensiero, possono avere la stessa percezione mentale dell’oggetto.
La difficoltà sta nella tutta focalizzazione, anche perché spesso la focalizzazione è involontaria. Quindi questa affermazione non è così facile da dimostrare perché io ed il mio interlocutore possiamo guardarci in faccia ma essere lontanissimi nel mondo mentale e non avere la più pallida idea di come fare per andare nello stesso luogo e guardare lo stesso oggetto. Tuttavia, in una meditazione collettiva, non è affatto raro di percepire gli stessi dettagli, lo stesso panorama, e le stesse sensazioni.
Quindi la focalizzazione è molto importante. La focalizzazione consente di scegliere un pensiero accuratamente.
Ma cos’è che rende difficile focalizzarsi? Ci sono percezioni che fino a qui non ho affrontato: le percezioni emozionali.

Le emozioni agiscono in qualche modo come calamite e trascinano con se i pensieri.

Gli insegnamenti esoterico-spirituali chiamano il mondo delle emozioni Piano Astrale e lo definiscono come un mondo a sé stante, anzi, in particolare è qualcosa che sta a metà strada fra il mondo del pensiero ed il mondo della materia fisica.
Poiché abbiamo percezione contemporanea nei tre mondi: fisico, emozionale, mentale, ci sono tre tipi diversi di percorsi logici. Connessioni fisiche, connessioni emozionali, connessioni mentali.
In un dato momento ho una percezione fisica data dai miei sensi, ho uno stato d’animo emozionale, o meglio, una percezione emozionale nel mondo delle emozioni, una percezione mentale nel mondo del pensiero. Può essere utile in qualsiasi momento porre l’attenzione ai tre mondi: che cosa vedo e sento attorno a me? Qual è l’emozione che provo? Qual è il pensiero che ho in questo momento nella testa?
Come tutti gli scritti, anche questo articolo condivide oggetti mentali. Le parole agiscono come “segnalibri”, come se fossero dei link associati ad oggetti del piano mentale. 

Chi legge un testo richiama determinati oggetti che possono corrispondere oppure no agli oggetti che aveva in mente l’autore del testo.
Infatti anche quando descrivo un oggetto fisico chi legge l’articolo immagina l’oggetto ma non può vederlo. Analogamente posso descrivere un’emozione. Posso descrivere il desiderio di fare una passeggiata. Quello che trasmetto è un pensiero che simboleggia tale desiderio non è il desiderio in sé.
Posso perfino, se sono dotato di abilità letteraria, suscitare dei sentimenti: allegria, malinconia.
Quindi nel mondo mentale i pensieri possono descrivere emozioni e possono descrivere oggetti o situazioni materiali. Se è vero che le emozioni, il piano astrale, sta a metà fra il mentale ed il fisico allora anche le emozioni possono descrivere eventi e oggetti fisici.
Eventi del piano fisico possono normalmente indurre eventi emozionali ed eventi mentali (emozioni e pensieri) ed anche eventi del piano emozionale possono indurre eventi del piano mentale.
Esempio: Evento Fisico: Vedo un vigile che sta procedendo in direzione della mia auto, in divieto di sosta. Emozione: Ho paura che mi faccia la multa. Pensiero: Corro a spostare l’auto.
Normalmente siamo abituati a pensare che il vedere il vigile sia la causa della paura e che la paura sia causa del pensiero. In realtà sono tre eventi che si verificano nei tre mondi e che sono collegati fra loro. Se fosse invece stato il pensiero di correre a spostare l’auto a causare l’evento emozionale di paura? E se fosse stato l’evento di paura a causare la comparsa del vigile?
Secondo la cultura esoterico-spirituale questa interpretazione è più accurata della prima.


  • Lavorare nei mondi

Una volta che abbiamo imparato a percepire i mondi astrale e mentale possiamo fare anche dei lavori. La stessa cosa possiamo fare sulla materia fisica.
Tuttavia, spesso nel mentale dobbiamo lavorare in modo simbolico. Il livello simbolico implica l’uso dell’emisfero cerebrale destro: la parte intuitiva. Lavorare a livello razionale implica l’emisfero cerebrale sinistro: la parte razionale.
Nel caso in cui dobbiamo lavorare sui simboli di un’altra persona, è opportuno lasciare a lei la scelta dei simboli perché così facendo non aggiungiamo le difficoltà dovute a problemi di focalizzazione.
La prima cosa da fare è stabilire un colloquio fra conscio ed inconscio – vale a dire porre delle domande relative consapevolmente scelte ed osservare le risposte che emergono come scelte non nostre. Ci sono varie tecniche per porre la domanda che ci permette di focalizzarsi; immagino un cassetto che contiene la causa dei miei problemi. Osservo il cassetto dall’esterno, poi lo apro e guardo il contenuto. Oppure immagino una porta, nella stanza dietro la porta ci sono le paure che intendo affrontare, apro uno spiraglio della porta. La stanza è buia. Scivolo dentro lungo la parete, accendo la luce e guardo cosa mi trovo davanti.
Si tratta di scegliere la strada più congeniale. Quanto più una persona è abituata a visualizzare, tanto più sarà facile ottenere immagini. Se una persona ha maggiore facilità ad immaginare suoni piuttosto che immagini potremmo suggerirle di immaginare di accendere una radio, immaginare una musica, poi la musica si interrompe ed arrivano informazioni utili. Non mi sono mai trovato ad applicare suggerimenti di questo tipo ma penso che in qualche caso potrebbero essere utili.
Una volta ottenuti dei simboli, sono cioè comparsi oggetti provenienti dall’inconscio (cioè non per effetto di una scelta) a volte è possibile comprenderne il linguaggio simbolico. Altre volte è difficile comprendere il significato simbolico degli oggetti mentali che vediamo, tuttavia questo non limita la possibilità di svolgere il lavoro.
Infatti per svolgere il lavoro è sufficiente vedere le cose che non ci piacciono o che possono essere migliorate e migliorarle. Possiamo usare la bellezza come bussola.
A volte il lavoro diviene complicato perché non riusciamo ad apportare miglioramenti: per esempio vediamo un mostro che non intende in alcun modo diventare ragionevole. In quel caso possiamo chiedere un aiuto. Immaginiamo qualcuno di cui abbiamo fiducia: un angelo, un maestro, la guida spirituale e chiediamo a lui di occuparsi del problema osservando il modo con il quale lo risolve.

Questo è un esempio che mostra come lavorando su oggetti mentali abbiamo un effetto sul piano delle emozioni. Alcuni chiamano “lavoro sciamanico” un’operazione di questo tipo.
E’ importante sapere che:

Non occorre saper interpretare tutti i simboli, si può lavorare per rendere piacevole ciò che vediamo anche senza comprendere cosa significa.
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martedì 20 ottobre 2015

SCELTE E PERCEZIONI (Parte 1)

La dottrina esoterico-spirituale e la meccanica quantistica condividono la concezione che un qualunque osservatore non sia separato dall’ambiente in cui si trova. E che la percezione interagisca attivamente con l’ambiente stesso. In altre parole, dentro e fuori, interiore ed esteriore sarebbero soltanto punti di vista.


Tuttavia prima di accogliere una tale concezione occorre fare i conti con la millenaria programmazione mentale che possediamo.


Se immagino un fiore e se guardo un fiore la scienza ci dice che viene attivata la stessa area del nostro cervello, ma per come siamo abituati a pensare, vedere un fiore ed immaginarlo sono cose alquanto diverse. Qual è la differenza fra una cosa pensata ed una cosa vista? 
Mi si dirà che una cosa vista esiste nel mondo esterno, mentre, con l’immaginazione, posso visualizzare ciò che voglio.
Ecco vorrei cominciare a mettere in dubbio questa definizione con qualche semplice esperimento.
E’ mio desiderio andare ad analizzare una straordinaria similitudine fra le due attività: distinguendo ciò che scegliamo di percepire da ciò che non è una nostra scelta.

Conscio e inconscio

Cammino lungo la strada pensando agli affari miei. Ad un tratto mi giro e guardo alla mia destra. Vedo un portone. Vedo una nicchia con una campanelliera di ottone. Vedo un muro a piccoli mattoni rossi. Fin qui niente di speciale.

Posso però distinguere due attività: ho scelto di girarmi a destra, è stata una mia libera scelta. Non ho scelto però di vedere quel portone. Adesso invece scelgo di guardare meglio il portone. Vedo che il legno è intarsiato, vedo che c’è un graffio vicino alla serratura.
Ho scelto io di guardare il portone adesso. Ma non ho scelto io di vedere questi dettagli. La prima volta che mi sono voltato non ero conscio del fatto che avrei trovato un portone. La seconda volta che ho guardato, ero conscio della presenza del portone, non ero conscio degli intarsi né del graffio.

Io sono libero di scegliere cosa o in quale direzione guardare, non sono libero di scegliere quello che vedrò.

Adesso possiamo fare un esperimento. Pensate di avere in mano un fiore e pensate di osservarlo per un istante. Pensate di guardare i dettagli: il colore, la forma... Lo faccio anche io, mentre scrivo. Di che colore era il vostro fiore? Che fiore era? Il mio fiore era una margherita: il classico fiorellino giallo con i petali bianchi. Qualcuno ha pensato ad un tulipano? Oppure ad una rosa? 

Se ci fate caso, durante questa semplice attività è successa una cosa: prima di tutto se avete deciso di pensare ad un fiore, cioè se avete accettato di fare questo esperimento, questa è stata una vostra libera scelta. Avete scelto di pensare ad un fiore. Ma non avete deciso voi quale fiore avreste visto. Non è stata una vostra scelta.
  
Come si fa a dire quale è stata una scelta e quale non lo è stata?

Quando un’azione o una percezione è stata una nostra scelta siamo sempre in grado di spiegarne la causa o la motivazione.

Perché io ho pensato ad una margherita? Mi viene in mente il simpatico fiorellino del fumetto di BC. Ma questa non è affatto una motivazione. 
Attenzione: è successo di nuovo: mi sono domandato “Perché ho pensato una margherita?” Questa è stata una mia scelta. Non è stata dettata dalla mia curiosità di saperlo, ma di verificare se riesco a trovare un motivo per il quale ho pensato ad una margherita piuttosto che ad una violetta. 
Dunque, la mia scelta è stata: “Guardo nella direzione del perché ho pensato ad una margherita” Che cosa ho visto? Un vecchio fumetto di BC. Posso anche dire che in casa da qualche parte ho un libro di strisce di quel fumetto. Ma questo non spiega affatto perché non ho pensato ad una cosa diversa. Non è stata una mia scelta.
Tutto questo non appare poi così diverso dal portone incontrato per la strada. Anzi, in entrambi i casi succede quanto segue:

Rivolgo il mio sguardo in una direzione o verso un oggetto e percepisco particolari che non sono una mia scelta.

E questo succede indipendentemente dal fatto che io guardi con i miei propri occhi o che guardi attraverso la mia mente.

Da questo punto di vista dunque, il mondo esteriore e quello interiore si comportano nello stesso modo. Non è vero che le cose che vedo nel mondo esistono indipendentemente da me mentre quelle che penso sono una mia scelta. A suo tempo Freud disse che esistevano processi inconsci. Assumendo che quello che vedo, non per mia scelta, sia portato alla mia attenzione da un processo inconscio, mentre sono consapevole di ciò che ho scelto direttamente di fare, le definizioni di conscio ed inconscio diventano con molta semplicità:
  •  Conscio = Ciò che so.
  • Inconscio = Ciò che non so.

E questo vale indifferentemente per il mondo fisico e per quello mentale

IL MONDO DELLA MENTE


Torniamo alla nostra definizione iniziale: con l’immaginazione posso veramente immaginare ciò che voglio? 
Non sarà piuttosto che posso solo scegliere cosa o dove guardare con una maggior flessibilità rispetto al mondo fisico? 
Allora posso dire che ci sono due mondi: un mondo fisico percepito con gli occhi ed un mondo mentale percepito con la mente, ed io posso divertirmi ad esplorare entrambi.
La differenza fra i due sembra piuttosto legata alle limitazioni spazio-temporali del piano fisico. Scelgo di guardare la cupola del duomo di Firenze. Se sono in piazza del duomo a Firenze mi basta girare lo sguardo. Se sono in Australia devo prima farmi un bel viaggetto.
Se scelgo invece di pensare alla cupola del duomo di Firenze non ho bisogno di viaggiare. 
Dirò di più: non cambia niente se sono fisicamente nella piazza o dall’altra parte del globo. E posso pensare a Sirio con la stessa rapidità. Posso anche pensare alle torri gemelle di New York sebbene nel mondo fisico non esistono più..

Ma esiste un tempo del pensiero? 

Posso essere così distante da un pensiero che impiego un certo tempo per arrivarci? Certamente si. E’ quello che succede quando diciamo che stiamo facendo “mente locale”.
Istintivamente faccio un viaggio nel mondo mentale per portarmi in prossimità di ciò che voglio vedere. Quando arrivo, comincio a vedere dettagli e particolari che nel “luogo” dove mi trovavo non ero in grado di ricordare.
Questo è un punto importante. Perché se sto cercando qualcosa incontrerò ciò che è più vicino al luogo in cui mi trovo. Se mi guardo intorno cercando un volatile e mi trovo in piazza S.Marco a Venezia, c’è una buona probabilità che il primo uccello che vedo sia un piccione. Se mi trovo in una fattoria, può darsi invece che il primo uccello in cui mi imbatto sia un pollo.

Se decido di pensare a qualcosa, sarà più probabile incontrare pensieri vicini al luogo mentale in cui mi trovo.
Il Corpo Mentale
Dove si sviluppano i poteri della mente
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere
Sto parlando del senso della vista, ma quanto detto vale per qualsiasi altra percezione: Penso ad una scatola che contiene qualcosa. Tolgo mentalmente il coperchio alla scatola e la capovolgo in modo che l’oggetto cada in terra. Ascolto il rumore dell’oggetto. Il suono che sento non è una mia scelta.
Immagino di prendere in mano un alambicco contenente una pozione magica. Tolgo il tappo e immagino l’odore. L’odore che sento non è una mia scelta. Se penso ad un odore che conosco, per esempio all’odore di un mandarino: è per buona parte una mia scelta.

Immagino il modello di un chakra con la sua caratteristica forma “a trombetta” di Roberto Zamperini. Immagino di infilarci dentro una mano e sento com’è l’energia all’interno. La sensazione che provo non è una mia scelta.
Penso alla sensazione che si prova toccando una grattugia per il parmigiano. E’ per buona parte una mia scelta.
Dico “per buona parte” perché difficilmente sono così bravo da prevedere tutti i dettagli del mio pensiero: c’è sempre una parte che mi sfugge, ci sono dettagli di cui non sono conscio ma che appaiono nel momento in cui penso a qualcosa.

Le Leggi Occulte dell'Energia Sottile e i 7 Raggi
Come sviluppare la capacità di percepire le energie
Voto medio su 12 recensioni: Buono
Nel momento in cui desidero percepire qualcosa, devo focalizzarmi (scegliere) ciò che voglio sentire. I vincoli restringono il campo percettivo: penso ad un fiore, ho definito un vincolo. Se ho scelto di pensare ad un fiore non penserò ad un dromedario, quella è la scelta, quella è la direzione in cui guardare.

Del resto è necessario impostare una direzione. Se dico “pensa a qualcosa” già un certo numero di persone troverà difficile far apparire qualcosa nella mente. Se dico semplicemente “pensa” il numero di persone in difficoltà aumenterà. Se dico: “pensa ad un gatto nero seduto su di un muretto che ti guarda con i suoi occhi gialli” ho messo molti vincoli e ristretto lo spazio di libertà. Molti saranno in grado di pensare a questo. Però ho comunque impostato la direzione perché poi posso domandare: “com’è il muretto su cui siede il gatto?” ed arriveranno informazioni dall’inconscio.

(TO BE CONTINUED)